Se non vuoi passare la tua vecchiaia davanti al supermercato del tuo quartiere a fare l’elemosina…Allora leggi subito questo post dai contenuti altamente urticanti

di | 23 Settembre 2016

anziano-rovista

Si può essere giovani e squattrinati, ma non

Si può essere vecchi e squattrinati

Tennessee Williams

 

 

Ti è mai capitato di pensare a quando andrai in pensione? Per caso hai provato smarrimento, preoccupazione, inquietudine?

Se la risposta è si ti sarai poi sicuramente chiesto “perché non può continuare così come è ora? Perché continuano a fare riforme delle pensioni? In fondo io verso fior di contributi e pago una marea di tasse, perché rischio di avere una pensione molto bassa?”

Spesso pero è soltanto un flash, un pensiero veloce che subito accantoni convinto che nulla cambierà rispetto ad ora: l’Inps, le Casse Previdenziali dei Professionisti o lo Stato continueranno a pagare le pensioni come le hanno pagate finora e smetti di preoccuparti.

Ho per te una notizia buona e una cattiva.

Beh la cattiva notizia è che non sarà più  così.

La buona notizia è che puoi ancora porre rimedio a questa situazione e prima ti muovi e meglio è.

Innanzitutto devi avere chiaro un concetto:

I contributi che versi non sono messi su un conto a te intestato dove vengono tenuti da parte e maturano interessi, ma servono per pagare le pensioni a chi le incassa oggi

E’ molto simile a una Catena di sant’Antonio o gioco dell’aereo dove i soldi degli ultimi entrati sono usati per pagare i guadagni di chi è già dentro, in pratica una TRUFFA.

Se lo fai tu finisci in galera ma dato che è imposta dallo stato (volutamente minuscolo) è legale e anzi sei obbligato a partecipare se non vuoi avere grane.

A questa Catena di sant’Antonio è stato dato il nome molto più politically correct di Sistema a Ripartizione perché i soldi che versi come contributi vengono appunto annualmente ripartiti tra i pensionati di oggi (sarebbe meglio chiamarlo sistema a spartizione… del bottino)

Supponiamo per ipotesi che domani arriva un nuovo ministro e dice “ Da domani l’INPS chiude. Ognuno si deve fare la propria pensione privata!”. Tu pensi che ti restituiscano i tuoi contributi versati finora più gli interessi?

No non ci sarebbe più un euro ne per i pensionati di oggi ne per te che andrai in pensione tra diverso tempo.

Per capire come si è arrivati a questo punto è utile conoscere un po’ di storia.

Noi diamo il sistema pensionistico per scontato ma non è che sia sempre esistito. Il concetto di pensione è, al contrario, piuttosto recente. Ne hanno usufruito giusto un paio, massimo tre, generazioni.

Prima le persone continuavano a lavorare finché riuscivano… Poi morivano.

In Italia la nascita del primo sistema pensionistico risale al 1898 quando venne fondata la prima Cassa nazionale di previdenza per invalidità e la vecchiaia degli operai.

Si trattava ancora di un’assicurazione privata e volontaria a cui lo Stato dava un contributo.

E’ solo dal 1919 che la contribuzione diventa obbligatoria.

Da questo periodo si sono succedute parecchie riforme che hanno esteso l’obbligatorietà e ampliato l’ambito di applicazione.

Attenzione però: non è che la pensione fosse a portata di tutti. Non tanto per mancanza di risorse ma per motivi anagrafici.

Nel 1939 ad esempio, quando il limite di età per il conseguimento della pensione di vecchiaia era stabilito a 60 anni per gli uomini e 55 per le donne, la vita media era di circa 55 anni per gli uomini e di circa 60 anni per le donne (come puoi vedere nel grafico sotto)

Vita media

Vita media in Italia dal 1900 al 2010

Come vedi il tempo per “godersi la pensione” era molto limitato.

F ino al 1969 poi il calcolo della pensione era contributivo (la pensione è calcolata in funzione dei contributi versati) e il sistema a capitalizzazione (i contributi vengono tenuti da parte come se fossero su un tuo conto privato sul quale maturano gli interessi).

L’equilibrio del sistema era perciò a prova di bomba anche se negli anni precedenti era stata introdotta l’integrazione al minimo con la quale si erogava appunto la pensione minima a chi non aveva versato abbastanza contributi per avere una pensione dignitosa.

Ricapitolando fino al 1969 il sistema era in equilibrio perché

  • si arrivava dal boom economico del dopoguerra
  • si facevano molti figli
  • la vita media era più corta
  • i giovani in età lavorativa erano molti di più degli anziani in pensione
  • il debito pubblico era molto basso
  • il sistema era a capitalizzazione e con il calcolo contributivo

Nel clima di contestazione di quegli anni i governanti di allora hanno pensato bene di  rivoluzionare il sistema pensionistico introducendo

  • il calcolo retributivo secondo il quale la pensione è proporzionata allo stipendio degli ultimi anni indipendentemente da quanti contributi sono stati versati precedentemente
  • il sistema a ripartizione secondo il quale in virtù di un “patto generazionale”, mai firmato da nessuno, i giovani pagano la pensione agli anziani.
Baby Pensioni

Baby Pensioni

In un eccesso si ottimismo hanno introdotto anche le baby pensioni che per circa 20 anni hanno permesso ai dipendenti pubblici di andare in pensione a meno di 50 anni di età come nella foto qui a fianco.

Si sono così poste la basi per lo sfascio attuale!

Questa la storia. Ma ora?

Ora le condizioni economiche sono cambiate completamente…anzi, si sono praticamente ribaltate!

  • bassa crescita economica
  • non si fanno più figli
  • la vita media è aumentata e ancora di più sono aumentate le aspettative di vita
  • gli anziani sono ora molti di più dei giovani in età lavorativa
  • il debito pubblico è arrivato al livelli stratosferici
  • c’è in vigore il calcolo retributivo con sistema a ripartizione (per il momento ancora nessuno andato in pensione con il sistema totalmente contributivo reintrodotto nel 1995)

Ad aggravare la situazione si aggiungono 2 fattori:

  • la politica di rigore imposta dall’Unione Europea non consente di aumentare le spese senza le coperture finanziarie adeguate.
  • i 26 anni in cui è stato dato tutto a tutti (1969-1995) hanno consentito a una marea di persone di maturare dei diritti (privilegi) che assorbono una grande quantità di risorse e che sono praticamente impossibili da eliminare soprattutto in Italia.

Le risorse disponibili sono perciò sempre di meno e per cercare di porre rimedio a questa situazione si sono succedute innumerevoli riforme del sistema previdenziale al fine di mantenere il sistema in equilibrio.

Tutte queste riforme sono andate nella direzione di aumentare progressivamente l’età pensionabile e di estendere a un maggior numero di lavoratori il metodo contributivo.

Mi dirai “E quindi? Perché mi deve interessare?

Ti deve interessare per due motivi:

Se hai iniziato a lavorare negli anni 90, la tua pensione sarà calcolata con il metodo contributivo ed è possibile che sia di molto inferiore ai tuoi ultimi redditi da lavoro (tecnicamente diminuisce il tasso di sostituzione).

Sempre ammesso che il sistema regga, e non è poi così scontato,

a fronte di una vita media che si allunga sempre di più ci saranno sempre meno risorse a disposizione. 

E questo, per chi deve ancora maturare la pensione, è un grosso problema.

Se la vita media si allunga sempre di più ci saranno sempre più anziani e in proporzione sempre meno giovani che lavorano. Ci saranno quindi sempre meno soldi a disposizione.

Una persona che nel 2010 aveva di 65 anni poteva aspettarsi di vivere ancora circa 18 anni se uomo e 22 anni se donna, cioè arrivare mediamente fino a 83 anni e qualche mese se uomo e 87 anni se donna mentre nel 1960 l’aspettativa era di vivere solo fino a 69 anni se uomo e 73 se donna.

Ogni 4 anni si allunga di un anno l’aspettativa di vita e si stima che i ventenni di oggi, quando nel 2070 avranno 65 anni, potranno spettarsi di vivere mediamente ancora 34 anni.

Alcuni studi sostengono addirittura che chi nasce oggi potrebbe aspettarsi di vivere 120 anni.

La percentuale di popolazione con più di 65 anni è passata così da circa il 10% nel 1960 a circa il 20% nel 2010 e si stima arrivi al 30% nel 2060, ma quello che più stupisce è la percentuale di persone con più di 80 anni: erano l’1,6% nel 1960 sono 5,8% nel 2010 e la stima per il 2060 è di 14,1%.

Un altro punto da tenere in considerazione è che, mentre l’aspettativa di vita media si allunga, la percentuale di vita sana resta sempre circa la metà dell’aspettativa di vita stessa. La conseguenza è che il numero di non autosufficienti in Italia è stimato che aumenti di circa l’80% tra il 2010 e il 2050 con la relativa esplosione di richieste di badanti.

Tutti questi numeri evidenziano il bisogno di garantirti un reddito quando arriverai nella quarta età cioè in quel periodo caratterizzato dalla perdita  dell’autosufficienza e dal decadimento fisico.

C’è quindi questo nuovo bisogno con cui devi fare i conti: come fare a garantirti un reddito per un periodo così lungo e far fronte alla quarta età.

Esistono diversi strumenti con i quali puoi integrare o costruirti una pensione, tutti però alla fine devono arrivare a darti una rendita vitalizia cioè un reddito che finché campi ti arriva sul tuo conto corrente qualsiasi cosa succeda.

I principali strumenti per questo scopo sono:

  • I fondi pensione e piani individuali pensionistici (PIP)
  • Un investimento finanziario classico
  • Un appartamento da dare in affitto per creare una rendita mobiliare
  • Una polizza con rendita vitalizia

Fondi pensione e PIP hanno come vantaggio principale la deducibilità fiscale fino a 5164 euro.

Il vantaggio fiscale viene però quasi annullato dal fatto che, quando andrai in pensione e verrà erogata la rendita, questa sarà comunque tassata come reddito anche se in misura minore.

Non sei tassato oggi ma sarai tassato comunque dopo, quindi più che un vantaggio è un posticipo che tra l’altro porta a pagare l’imposta nel momento in cui hai meno disponibilità finanziarie.

A parte la detraibilità fiscale, fondi pensioni e PIP hanno solo svantaggi

Innanzitutto hanno poca flessibilità da tre punti di vista.

  • Età pensionabile. Una volta aderito al  fondo pensione devi raggiungere l’età pensionabile stabilita per legge per poter godere della tua rendita. Se lo stato aumenta l’età pensionabile aumenta anche per la tua pensione privata.
  • Riscatto anticipato. Se ti servono i soldi prima della scadenza non puoi smobilitare liberamente il fondo pensione ma devi anche in questo caso rispettare le casistiche stabilite per legge.
  • Switch difficoltosi. Non solo la c’è grande rigidità per ritirare i soldi ma anche se tu non sei soddisfatto della gestione ci sono grandi vincoli per cambiare fondo oltre a costi spesso alti

In secondo luogo il capitale non è garantito tranne che in determinate categorie di fondi che però hanno rendimenti molto bassi. Se cerchi rendimenti più alti devi essere disposto a subire perdite come un qualsiasi investimento finanziario.

Questo non vale per i PIP che sono a tutti gli effetti delle polizze e quindi ne acquisiscono le caratteristiche.

Da ultimo, ma non meno importante, è che al termine del periodo di accumulo del capitale non sai quale sarà il coefficiente di trasformazione in rendita.

Cerco di spiegarmi meglio: alla fine del piano di accumulo avrai ottenuto un capitale finale costituito sia dai soldi versati che dai rendimenti della gestione.

Questo capitale per essere trasformato in rendita vitalizia deve essere moltiplicato per un numero detto coefficiente di trasformazione.

Proprio perché la rendita vitalizia dura per tutta la vita il coefficiente di trasformazione si abbassa man mano che aumenta l’aspettativa di vita media (altrimenti saltano tutti i calcoli che portano a generare la rendita stessa).

Una diminuzione del coefficiente di trasformazione genera ovviamente una minore rendita.

Questo svantaggio è comune anche a tutti gli altri strumenti tranne alcune polizze che danno la possibilità di fissare i coefficienti sin dal momento della sottoscrizione.

Abbiamo visto quindi come i fondi pensione hanno dei forti limiti soprattutto in termini di flessibilità.

Cosa si può dire di un investimento finanziario?

Potresti pensare “Metto da parte dei risparmi, li investo e alla fine avrò un capitale che mi consentirà di vivere tranquillamente finché campo e lasciare qualcosa anche ai miei figli o nipoti”.

Questo ragionamento può essere valido nella fase in cui accumuli il capitale ma alla fine devi in ogni caso trasformare il capitale in rendita sottoscrivendo una polizza di rendita immediata altrimenti potresti finire i soldi proprio nel momento in cui ti servono di più cioè dopo gli 85 anni.

L’investimento finanziario può avere un grande vantaggio in termini di flessibilità sia per quanto riguarda la disponibilità del capitale che per la facilità con cui effettuare i cambiamenti di linea di gestione. Il rovescio della medaglia di questa estrema flessibilità è che facilmente l’investimento inizialmente destinato alla pensione può  essere dirottato verso altre finalità e essere speso per altre cose.

In ogni caso l’investimento finanziario deve rispettare il protocollo che riguarda le regole di scadenza e di tolleranza alle perdite e che valgono per tutti gli investimenti altrimenti rischi di incorrere in brutte sorprese.

Immobile da affittare

La soluzione a cui tutti pensano per avere una rendita vitalizia è comprare un immobile e di affittarlo.

L’investimento immobiliare è quello da sempre in cima alle preferenze degli italiani perché nel passato ha sempre mantenuto il potere di acquisto di quanto investito difendendo i risparmi dall’inflazione spesso a doppia cifra.

Quindi un pensa “faccio un investimento che mi mantiene il potere d’acquisto in più affittandolo mi creo una pensione con l’affitto e quando morirò lo lascio a figli, nipoti o parenti”.

In linea di principio il ragionamento è anche valido ma c’è sempre un ma. In questo caso il ma è dato dal fatto che

  1. non è detto che l’inquilino paghi e lo faccia con puntualità e continuità
  2. può essere che l’appartamento resti sfitto per lungo tempo
  3. la gestione ordinaria di un immobile richiede comunque impegno di tempo e di denaro inoltre possono capitare vari inconvenienti che comportano ulteriori spese e perdite di tempo non di poco conto
  4. la tassazione è sempre più alta, soprattutto sulle seconde case, e le tasse le devi pagare anche se l’immobile è sfitto o peggio se l’inquilino non paga.

Potresti cosi trovarti a 87 anni già poco autosufficiente con l’inquilino che paga una volta ogni tanto, le tasse da pagare e in più qualche spesa condominiale straordinaria tipo rifacimento facciate o sistemazione tetto (che sono delle belle mazzate).

Sono tutti problemi superabili ma se ti capitano quando non sei autosufficiente devi avere qualcuno che li gestisce per te e non sempre si riesce a delegare oltre a dover sostenere dei costi invece che incassare una rendita sicura.

L’investimento immobiliare può avere dei lati positivi ma non è adatto a svolgere il compito di assicurare un reddito minimo nel corso della quarta età .

Tutti gli strumenti esaminati finora abbiamo visto che presentano dei problemi non da poco se la finalità è costruirsi un reddito integrativo futuro certo.

L’ultimo strumento che resta da vedere è la polizza con rendita vitalizia

La Polizza pensionistica è lo strumento ideale per la pensione integrativa perché è quello che riserva meno sorprese infatti ha: 

  • CAPITALE GARANTITO cioè quello che versi al netto dei costi ti viene restituito e non lo perdi mai
  • RENDIMENTI CONSOLIDATI cioè i rendimenti degli anni precedenti non possono essere annullati da eventuali perdite negli anni successivi e restano tuoi
  • un tasso minimo garantito (in questo periodo di tassi bassi stanno andando tutti verso lo 0 quindi nessun rendimento garantito)

Quando poi finisci di accumulare il capitale (o in una data successiva a tua scelta) puoi trasformare il tuo capitale finale in una rendita vitalizia rivalutata che ti assicura l’accredito sul tuo conto corrente di una determinata cifra ogni mese (rendita) finché sarai in vita (vitalizia) e che si rivaluta di anno in anno (rivalutata).

Spesso si hanno dei tentennamenti a convertire il capitale in rendita. Il problema principale è che se vieni a mancare poco dopo che hai trasformato il capitale in rendita, tutto il capitale residuo resta alla compagnia di assicurazione.

Anche in questo caso però c’è la soluzione perché alcune polizze garantiscono che il capitale non ancora erogato in rendita venga liquidato agli eredi. Cioè se il tuo capitale è di 100.000 € e hai già incassato rendite per 5.000€, in caso di morte, agli eredi andranno 95.000 € superando anche questo ostacolo.

Come avevo accennato sopra, un altro vantaggio che alcune polizze hanno è che ti consentono di bloccare il coefficiente di trasformazione in rendita fin dal momento in cui firmi il contratto. In questo modo puoi conoscere da subito quale sarà l’importo della tua rendita vitalizia minima mensile.

Si tratterà di un importo di rendita minima garantita sotto il quale non si può andare ma è molto probabile  che attraverso la gestione si arrivi ad avere una rendita superiore. Non può essere di meno ma può essere di più del minimo garantito.

NESSUN PRODOTTO FINANZIARIO O INVESTIMENTO IMMOBILIARE TI PUO’ GARANTIRE UNA PRESTAZIONE FINALE.

LA POLIZZA INVECE TI PUO’ GARANTIRE UNA RENDITA VITALIZIA MINIMA NEL MOMENTO IN CUI FIRMI IL CONTRATTO E IN PIU’  AVERE UNA ULTERIORE GARANZIA DEL CAPITALE RESIDUO.

Come hai potuto notare sono tante le caratteristiche da tenere d’occhio e spero che non ti sia perso tra le varie descrizioni, anzi se sei arrivato fin qui ti faccio i complimenti perché non è un argomento facile.

Riepilogando hai visto come a fronte di un’aspettativa di vita che si allunga corrisponde una minore disponibilità di risorse da parte dei vari enti che finora si sono sempre occupati di erogare le pensioni.

Il tasso di sostituzione, cioè il rapporto tra  la prima pensione di cui godrai e l’ultimo reddito incassato durante il lavoro, diminuisce sempre di più creando l’esigenza sempre più grande di avere un’integrazione.

Hai visto come questa esigenza possa essere soddisfatta da diversi strumenti molti dei quali però hanno delle forti controindicazioni spesso nascoste. Come hai potuto notare non è facile districarsi tra i numerosi aspetti spesso non immediati da cogliere.

Quindi se non vuoi finire vecchio e squattrinato prima che sia troppo tardi vai sul blog www.pianificazionefinanziariasemplice.com e lascia la tua mail potrai scaricare il mio report “ I tre errori da evitare quando investi” e sarai contattato in brevissimo tempo per fissare un appuntamento.

Se stai già pensando “si adesso a questo gli lascio il mio recapito così mi stressa finché non mi appioppa qualcosa” beh ti posso assicurare che non è così.

Durante l’incontro analizzeremo solo la tua posizione previdenziale e finanziaria per vedere se ci sono dei punti deboli, e in caso positivo, quali sono le migliori soluzioni per porre rimedio. Poi sta a te se decidere di agire o lasciare tutto così com’è.

In ogni caso se sei tra i primi 50 che verranno all’incontro riceverai come regalo un copia del libro “Protetti per sempre” del valore di 24,90 € che resterà comunque tuo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.