I FONDI COMUNI SONO UNA TRUFFA, SE NON SAI COME SCEGLIERLI

By | 9 Novembre 2016

Fondi ComuniIn questo articolo ti svelerò i trucchi delle banche per spillarti un sacco di soldi in commissioni, anche se vuoi continuare a investire nei migliori fondi sul mercato senza passare il tuo tempo libero a studiare le parti scritte in piccolo

Avrai sicuramente visto la trasmissione Report su rai tre del 17 ottobre dedicata al risparmio e se non l’hai vista ti invito a farlo (trovi facilmente i link su internet)  perché porta allo scoperto diversi problemi che riguardano il mondo degli investimenti.

Questo tipo di trasmissioni hanno il merito di scoperchiare il vaso di Pandora e mettere in evidenza i lati negativi di un mondo, in questo caso l’industria del risparmio, facendo venire a galla quello che nell’ambiente tutti sanno ma che non viene mai detto.

D’altro canto tendono a generalizzare mettendo in cattiva luce un intero settore mentre non offrono mai la soluzione al problema lasciando chi deve prendere decisioni nel più completo marasma.

Soprattutto non evidenziano che investire è un processo e non un evento

Un investimento non è cercare quello che rende di più o quello che costa meno!

Ponendomi nei panni di un risparmiatore…

Se io fossi in te, dopo aver visto una trasmissione del genere, non saprei che pesci pigliare!

I diamanti sono una truffa, i fondi hanno commissioni da paura e fanno guadagnare solo le banche, gli immobili al netto di spese e tasse danno rendimenti irrisori, le poste hanno personale incompetente.

La soluzione che passa tra le righe è comprare un BTP decennale che costa poco di commissioni di acquisto e viene spacciato per sicuro.

E’ davvero così? Vediamo i punti principali.

La trasmissione inizia tirando in ballo alcune banche per la vendita di diamanti da parte dei suoi dipendenti/promotori.

Al di là della modalità di vendita che sa molto di catena di Sant’Antonio e sulla quale ognuno può trarre le proprie conclusioni rivedendo la trasmissione, la domanda utile da fare è

I Diamanti svolgono appieno la funzione di beni rifugio?

La risposta è NI. Sono sicuramente un bene reale che può difendere dall’inflazione, sono certamente belli sia da vedere che da regalare ma hanno un grosso difetto: non sono facilmente vendibili.

Questo per il semplice fatto che i diamanti non sono tutti uguali e il prezzo è influenzato dalle caratteristiche del singolo diamante che non sono così evidenti ai non esperti del settore. La vendita di un diamante da parte di un privato non è  immediata perché nel momento in cui decidi di venderlo hai 2 alternative:

  • lo vendi a un altro privato. In questo caso chi compra avrà paura di prendere una fregatura e vorrà farlo valutare adeguatamente a diversi esperti per essere certo del valore allungando i tempi di vendita,
  • lo vendi a un orafo o società specializzata del settore che te lo comprerà subito ma alle proprie condizioni proponendoti un prezzo largamente inferiore a quello di mercato che viene pubblicizzato.

In entrambi i casi quindi ci sono dei problemi rendendo la vendita non proprio semplice

I veri beni rifugio sono l’oro e l’argento come viene detto molto velocemente dalla conduttrice.

Ad essere rigorosi oro e argento non sono da considerarsi neanche un investimento ma denaro che si scambia con le altre valute.

L’oro è il denaro per eccellenza ed è usato come mezzo di scambio da quando il denaro è nato fino al 1971 cioè quando gli USA, a causa delle enormi spese militari, hanno unilateralmente sospeso la convertibilità dei dollari in oro.

Ti sei mai chiesto cos’è il denaro?

Com’è nato il denaro? Qual’è la sua storia?

Il denaro è un’istituzione sociale come il diritto naturale, la famiglia, il linguaggio.

Non appena l’essere umano ha smesso di essere un cacciatore solitario e ha iniziato a interagire con i suoi simili ha pian piano sviluppato una serie di regole di convivenza non scritte quali ad esempio non uccidere i tuoi compagni, non rubare e cosi via. Queste regole hanno dato vita al diritto.

Contemporaneamente ha cercato di comunicare sviluppando il linguaggio e ha iniziato scambiare beni per ottenere quello che non possedeva ma che altri avevano.

Le istituzioni sociali sono quindi quelle convenzioni che si sono create spontaneamente nel momento in cui gli esseri umani hanno capito che attraverso di loro era più facile raggiungere determinati risultati, in primis la sopravvivenza.

Non c’è un inventore del linguaggio come non c’è  un inventore del diritto naturale e così neppure un inventore del il denaro. E’ stata un’evoluzione spontanea tra un gran numero di persone che ha portato alla nascita del denaro.

Inizialmente gli scambi avvenivano con il baratto. Il baratto però presuppone che ci sia una doppia coincidenza di necessità:

se io produco camicie e mi serve un paio di scarpe devo per forza trovare un calzolaio che ha bisogno di camicie altrimenti lo scambio non avviene. 

Ad un certo punto un gruppo di persone si è reso conto che gli scambi sarebbero stati facilitati se avessero accettato in cambio un altro bene di cui non avevano immediatamente bisogno per il consumo o per la produzione ma che era il bene più scambiato tra i membri del gruppo.

Se ad esempio delle particolari conchiglie sono il bene più scambiato nella comunità perché tutti prima o poi ne hanno bisogno, io so che se accetto in cambio le conchiglie per le mie camicie sarà molto probabile che anche il calzolaio (che molto probabilmente avrà bisogno a sua volta di conchiglie) accetterà a sua volta le conchiglie in cambio delle sue scarpe e riuscirò così a scambiare le mie conchiglie con le sue scarpe.

Attraverso il mezzo di scambio conchiglia io riuscirò ad ottenere le scarpe anche se il calzolaio non aveva bisogno delle camicie che produco io.

E’ cosi nato il concetto di denaro. A seconda delle zone geografiche e in particolari periodi storici, alcuni beni assommavano al proprio uso comune di beni di consumo o mezzi di produzione il ruolo di mezzo di scambio. Nell’antico Egitto ad esempio era il caso del frumento, nella Palestina erano dei pezzetti di metallo, oppure conchiglie, semi di cacao, capre e così via.

L’evoluzione del denaro continua fino a che un mezzo di scambio tende a emergere tra tutti: l’ORO (e in misura minore l’argento).

Perché proprio l’oro? L’oro possiede le caratteristiche ideali per essere un mezzo di scambio e cioè

  • E’ scarso
  • E’ omogeneo, divisibile e immutabile (infatti non si ossida)

Questo fa si che racchiuda in se una gran quantità di valore e di conseguenza sia anche facile da trasportare.

Secondo gli storici le prime monete d’oro fecero la loro comparsa nel 700 a.C in Lidia, una regione della Turchia, ma solo con Atene si realizzò una vera e propria coniatura.

Atene fu la prima democrazia del mondo, aveva il primo sistema di libero mercato e il primo sistema fiscale funzionante. Questo consentì di far crescere la civiltà e costruire opere imponenti come il Partenone.

Purtroppo però la prima forma statale portò con se anche i lati molto negativi degli stati ovvero la tendenza a fare guerre per conquistare nuovi territori o per accrescere la propria ricchezza.

Non sempre però le guerre vanno per il verso giusto e le guerre costano.

Cosa escogitarono allora gli ateniesi per fronteggiare una guerra che stava durando da troppo tempo? Pensarono bene di modificare la composizione delle loro monete fondendo 50% di rame e 50% di oro. Così con una modica spesa poterono disporre di un numero doppio di monete mentre il valore era comunque garantito dallo stato.

Fu la prima volta che al valore dell’oro non corrispondeva il valore della moneta: mentre prima tutto si poteva prezzare in base al peso dell’oro e stabilire direttamente il numero di monete in base al peso, ora ciò non era più possibile, c’era una valuta statale che non era oro e che aveva valore solo perché lo stato ne garantiva il valore. Nasce la moneta fiat (fiduciaria) cioè basata sulla fiducia.

Ti sembra strano che possa essere accettata una moneta del genere? Ti sembra una truffa? Bene. Apri il tuo portafoglio. Qual’è il valore del pezzetto di carta colorato di rosso/arancione con scritto 10 euro?

All’inizio le nuove monete vennero accettate ma man mano che la popolazione si rendeva conto dello svilimento della moneta il suo valore diminuiva fino a perderlo del tutto.

Chi si era tenuto le vecchie monete d’oro e d’argento ne vide aumentare enormemente il potere d’acquisto segnando la rivincita di oro e argento sulla moneta fiduciaria (fiat)

Gli ateniesi persero la guerra e non riuscirono più a tornare ai fasti di un tempo e vennero poi soppiantati dall’impero romano.

Anche Roma però non si sottrasse al meccanismo del progressivo svilimento della moneta per finanziare guerre, burocrazie inutili, opere pubbliche, programmi sociali e finì con l’essere invasa dai barbari.

Starai pensando “ ma allora non è cambiato niente!”

Esatto. Questo ciclo si ripete sempre nella storia, non a caso sopra ti ho citato Nixon che nel 1971 ha dichiarato la non convertibilità del dollaro in oro in seguito alle spese per la guerra in Vietnam.

Da allora stiamo vivendo nel più grande esperimento economico della storia dove debito e carta hanno raggiunto livelli stratosferici.

Ci sarà ancora la rivincita dell’oro e dell’argento?

Probabilmente si ma nessuno legge il futuro e soprattutto non si sa quando questo accadrà.

Nel frattempo destinare una parte dei propri risparmi a oro e argento è sicuramente una mossa sensata consapevoli del fatto che hanno delle oscillazioni di valore molto ampie e che vanno comunque inseriti in un processo di pianificazione finanziaria rispettando le scadenze appropriate secondo le tue esigenze.

E’ da considerare come un’assicurazione contro il rischio che il sistema monetario vada fuori controllo.

I diamanti non hanno mai avuto un ruolo come moneta proprio perché non sono omogenei e divisibili e in caso di una catastrofe monetaria sicuramente non perderanno valore ma non saranno così richiesti come oro e argento.

Ci sono diversi modi per acquistare oro e argento e soprattutto di come inserirlo in un processo di pianificazione finanziaria con l’aiuto di un professionista.

Dopo aver visto la funzione dei beni rifugio e come i diamanti la possiedano solo in parte vediamo il secondo punto della trasmissione e cioè 

i fondi comuni e le polizze con tutto il mondo che gira intorno.

Innanzitutto una cosa mi ha colpito: alcune persone intervistate nel centro di Milano dall’aspetto appartenenti alla cosiddetta classe media non sanno cosa sono i fondi comuni!

Il lavoro di divulgazione finanziaria è ancora molto lungo!

Il fondo comune è un contenitore costruito da società di gestione all’interno del quale un gestore acquista e vende dei titoli obbligazionari oppure azionari o rappresentativi di materie prime. Il gestore può farlo seguendo le proprie convinzioni (in questo caso il fondo è detto a gestione attiva) oppure replicando esattamente un indice (gestione passiva).

Per questo servizio la società di gestione addebita dei costi, le commissioni, che vanno a remunerare gli uffici studi, i gestori, tutto il sistema di rendicontazione e i venditori. Ovviamente i fondi a gestione passiva hanno commissioni inferiori rispetto a quelli di gestione attiva.

Poi ci sono le commissioni di performance. Quando in un fondo a gestione attiva il gestore sceglie i titoli migliori ottenendo un rendimento maggiore di quello ottenuto dall’indice di riferimento (Benchmark) una parte di questo maggior rendimento lo trattiene come premio per la sua bravura.

Fin qui tutto bene: sei stato bravo ti pago.

Peccato che poi si sono aggiunte le varianti che hanno appesantito i costi.

Una variante riguarda la scelta dell’indice di riferimento: se ne scegli uno che ha un rendimento molto più basso del mercato in cui il fondo investe, la sovraperformance è più alta. Questo è un aspetto importante ma non è il principale tant’è che molti fondi calcolano la commissione di performance come percentuale dell’utile realizzato.

Quello che influisce sui costi è il periodo temporale nel quale viene calcolata. 

Ti faccio un esempio. Se viene calcolata ogni mese una commissione di performance del 10% sugli utili senza altre limitazioni, potresti avere il primo mese un utile di 100 su cui paghi 10 di commissioni, il secondo mese  una perdita di 100 il terzo mese un utile di 100 su cui paghi 10 di commissioni poi un’altra perdita il mese successivo e così via. Alla fine dell’anno tu non avrai guadagnato nulla, in compenso hai pagato 60 di commissioni di performance.

A questa pratica  mangiasoldi alcune società ne aggiungono un’altra: 

prendono fondi di società estere molto famose e li personalizzano come se fossero fondi loro tipo “Sistema Carmignac” e ci mettono un pò di commissioni in più.

Report puntava il dito su queste pratiche. ma quando si entra in un mondo così complesso è facile fare scalpore: si prendono i casi limite per fare colpo e si generalizzano a tutta la categoria.

Purtroppo i casi limite riguardano diverse tra le maggiori reti del risparmio gestito.

Non tutti però fanno così: se le commissioni di performance vengono calcolate con il meccanismo detto price high water mark verranno addebitare solo quando il rendimento supera il livello sul quale erano già state calcolate in precedenza consentendo di pagarle  solo sull’utile effettivamente realizzato.

Quindi conviene lasciar perdere i fondi attivi per evitare fregature?

Ovviamente no

Esiste  un annoso dibattito tra chi è un sostenitore dei fondi e chi invece sostiene che è meglio investire in ETF.

Gli ETF sono dei fondi a gestione passiva che replicano esattamente gli indici con delle commissioni molto limitate, comprando un ETF sai che avrai sempre la performance dell’indice meno le commissioni.

Premesso che è molto difficile battere un indice di borsa esistono dei gestori che riescono a farlo abbastanza regolarmente limitando anche le oscillazioni del fondo.

Uno dei compiti del consulente è quello di selezionare questi fondi e tenerli monitorati per assicurarsi che continuino a fare il proprio lavoro. 

Questo è solo uno dei compiti perché il lavoro principale sta a monte e cioè 

capire le esigenze e gli  obiettivi del cliente e di conseguenza consigliare prodotti finanziari adeguati

Questo vale sia per un promotore che fa parte di una rete che per un consulente indipendente. Non sto qui ora a sindacare se sia meglio rivolgersi a un promotore piuttosto che a un consulente, ci sono aspetti positivi e negativi in tutte e due le situazioni, quello che fa la differenza è la serietà e la preparazione della singola persona.

Quello che voglio evidenziare è che anche una trasmissione come Report, nonostante abbia fatto un’inchiesta molto approfondita per evidenziare le pratiche scorrette, non è riuscita a far passare un messaggio importante e cioè che:

per investire i propri risparmi serve un processo di pianificazione finanziaria.

Al contrario si sono messi nella condizione del consulente da bar dando un suggerimento che può darti anche tuo cuggino “ compra un BTP decennale che ti costa poco di commissioni guadagnerai poco ma se aspetti la scadenza ti restituiscono i tuoi soldi. Lo stato mica fallisce!!!!

Mi dirai “beh che c’è di sbagliato?

Molto.

Innanzitutto bisogna vedere se è un prodotto adatto alle tue esigenze e ai tuoi bisogni. 

Anche ammesso che non ci siano problemi (che ci sono) e quindi alla fine ti vengano restituiti i tuoi soldi, resta il fatto che la scadenza è tra dieci lunghi anni.

Se i soldi ti servono prima cosa succede? Sei soggetto all’andamento del mercato. Tenuto conto che i tassi sono sui minimi storici assoluti e quindi i prezzi sui massimi storici assoluti, è molto probabile che i prezzi scendano.

Ad esempio da quando è andata in onda la trasmissione ad oggi, circa tre settimane, il prezzo del BTP è sceso di circa il 2,5%. Non male per un investimento sicuro.

Il rischio è che i tassi si alzino e tu nella migliore delle ipotesi resti inchiodato con un tasso ridicolo per dieci anni, mentre se ti servono i soldi prima della scadenza devi portare a casa una perdita.

Il secondo motivo per cui investire tutto in BTP decennale è sbagliato è che non diversifichi ma metti tutto in un unico paniere. 

Se succede qualcosa all’Italia tipo la crisi del 2011 rischi di passare dei brutti momenti anche perché, e qui arriviamo al terzo motivo, non è che la repubblica italiana goda di un gran merito di credito.

Investiresti tutti i tuoi soldi in Azerbaijan in Romania o in Marocco? Questi paesi hanno per le agenzie di rating la stessa affidabilità dell’Italia. E questo è il terzo problema.

Ad aggravare la situazione ci sono poi le Clausole di Azione Collettiva introdotte il 1 gennaio 2013 che consentono a uno stato in difficoltà di cambiare le condizioni del prestito tipo cambiare la scadenza o azzerare gli interessi per i titoli emessi dopo tale data.

Tutta questa sicurezza nei BTP quindi non è che ci sia con buona pace di Report.

Per quanto riguarda poi l’investimento immobiliare e i servizi finanziari offerti da Poste italiane penso non ci sia da aggiungere altro a quanto documentato nella trasmissione.

I tempi dell’investimento sicuro con rischio ZERO è finito da tempo e ora anche se ti accontenti di rendimenti molto bassi il rischio non viene eliminato.

Anzi se l’esperimento economico delle banche centrali dovesse fallire potrebbero essere contro intuitivamente proprio gli investimenti percepiti come più rischiosi come azioni e materie prime a essere meno penalizzati.

L’oro e l’argento abbiamo visto che sopravvivono nei secoli mentre le aziende continueranno la loro attività, magari con il prezzo delle azioni ridimensionato.

Di contro I titoli di stato sono pezzi di carta dietro ai quali ci sono governi che hanno impegnato i propri cittadini attuali e futuri a rimborsare un debito che non hanno mai contratto e che ha raggiunto dimensioni inimmaginabili.

In un post su una mia pagina Facebook giusto nei giorni di Halloween di due anni fa riportavo un estratto di un articolo della società M&G “Grafici spaventosi” nel quale diceva:

Il debito mondiale totale è pari a 99.620.935.229.797,10 dollari

Per la prima volta nella storia, il debito mondiale sta per sforare la soglia dei 100 trilioni di dollari USA. È una cifra difficile solo da immaginare. Quindi ho fatto una rapida ricerca e ho scoperto i fatti seguenti, nel tentativo di visualizzare l’enormità di 1/100 del debito mondiale in essere, ossia 1 trilione di dollari USA. Dunque, ecco qua.

1 trilione di dollari in banconote messe una accanto all’altra coprirebbe la distanza dalla terra al sole (149 milioni di chilometri)

1 trilione di dollari in banconote è alto come 85 miliardi di persone in piedi una sopra l’altra

Se riuscite a contare 3 banconote al secondo, dovreste vivere 124 vite contando senza sosta dalla nascita fino all’età di 85 anni

È semplicemente sconvolgente che il mondo abbia aggiunto altri 20 trilioni di dollari al debito da giugno 2009, periodo in cui l’economia globale si stava riprendendo da una crisi finanziaria devastante, provocata in parte dall’eccesso di leva”

Dal 2014 la situazione non è certo migliorata!

In questa situazione il suggerimento di comprare debito da un paese tra i più indebitati al mondo e con una crescita economica tra le più basse dei paesi industrializzati mi sembra molto azzardato.

Forse è meglio pagare qualche percentuale in più di commissioni e affidarsi a professionistiche siano consapevoli della situazione e abbiano dimostrato capacità di sapersi muovere nel corso delle crisi precedenti. 

Capisco che tutto questo possa spaventarti.

Non sai bene come procedere, a chi affidarti. Hai paura di essere fregato. Hai paura che questa persona ti chieda un sacco di soldi.

Hai paura che la persona alla quale ti affidi… ti faccia perdere i TUOI soldi! 

I soldi che hai messo da parte in anni e anni di duro lavoro.

Lo so, lo so bene. Hai tante paure e tante incertezze. In questo momento l’unica cosa che vorresti fare è chiudere questa pagina e tornare alle Poste. Il buon vecchio libretto postale. Quello ti lascia tranquillo. Quella bella sensazione di sicurezza che tanto ami.

Eppure… Eppure, ormai avrai capito che il mondo è cambiato. Se lasci i tuoi soldi a marcire in un libretto non solo NON crescono, ma addirittura diminuiscono! Perdono valore. E tu rinunci consciamente a guadagnare dai tuoi risparmi.

Tu decidi volutamente di NON volere dei rendimenti, di non voler guadagnare.

È come se tu dicessi che ti fanno schifo i soldi, che non vuoi rendimenti, e che un domani non vorresti mai vivere di rendita.

Se è così, allora vai pure alle Poste. È una tua scelta.

Se invece vuoi capire come fare per gestire al meglio i tuoi risparmi – a prescindere dal tuo patrimonio, e dai tuoi obiettivi di guadagno – allora inserisci subito la tua email nel riquadro che trovi qui a fianco, e riceverai GRATUITAMENTE il mio report inedito e originale intitolato “i 5 errori…”

Nel report, scoprirai tutto quello che devi sapere per investire in maniera intelligente, sensata e informata i tuoi risparmi – a prescindere da quanti siano. 

Metti le tue mani su questo report, e non rimandare. Da questa semplice decisione di OGGI potrebbe cambiare totalmente il futuro dei tuoi figli e la tua vita di DOMANI.

Alla prossima

Pietro.

 

5 thoughts on “I FONDI COMUNI SONO UNA TRUFFA, SE NON SAI COME SCEGLIERLI

  1. Paola Ballero

    L’articolo é molto utile ma mi sembra di aver capito che non c’è nessun metodo sicuro per investire i risparmi.

    Reply
    1. Pietro Mastinu

      Grazie. Purtroppo l’era degli investimenti sicuri è finita soprattutto dopo che le banche centrali hanno deciso di portare i tassi in territorio negativo. Per investire con una certa “sicurezza” si deve tener conto delle scadenze temporali legate a ciascun tipo di investimento. Si parla comunque di probabilità mai di certezze.

      Reply
  2. miranda

    le banche ubi e credem mi hanno proposto fondi non a rischio ma equilibrati, ma continuo a perdere soldi sia che la borsa sale che scende, mi sento truffato, cosa posso fare?

    Reply

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